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2008 – SCULTURA – FRANCESCA TULLI  catalogo mostra – Interno Ventidue Arte Contemporanea- Roma.

Le Sculture di Francesca Tulli raffigurano sirene, acrobati e creature esili come silfidi in precario equilibrio. Mitiche e mistiche, le loro reali caratteristiche sono nascoste, i loro dettagli anatomici suggeriti piuttosto che descritti. Di recente, l’artista ha articolato le propria produzione di sculture in bronzo di piccole dimensioni in quattro serie distinte. Ogni nuova serie mostra figure distese in pose plastiche, presentate in modo insolito, assai poco convenzionale. In equilibrio su snelli piedistalli cilindrici in acciaio preossidato, i Mutanti di Francesca Tulli sono piccole figure con massicce teste, alcune con corna, altre dotate di elmo o corona. Prive di gambe o tanto meno di piedi, questi bronzi possiedono code lunghe ed affusolate, talvolta appuntite, talaltra curvate a frusta. Data la natura della loro articolazione, l’unica via possibile per conquistare l’equilibrio senza supporti è quello di poggiare sulle loro robuste teste, le cui ampie forme agiscono come zavorre. La postura dei Mutanti, quasi nell’atto di tuffarsi, accentua il carattere acquatico dei loro corpi. Dopo tutto, queste figure risultano un‘evoluzione delle recenti sculture di sirene sospese in acqua.  I cinque bronzi in serie Acuminato sono invece simmetriche figure in piedi con estremità che si assottigliano e si affusolano in un aculeo. Agili e letali, evocano violente associazioni di pensiero, minacciano quasi di aggredire a fendenti. Per questa serie, l’artista ha realizzato piccoli plinti rettangolari in acciaio ripieni di sabbia, in modo che ogni figura vi sia solidamente infissa.    “Senza piedi o appoggi di sorta, sono piccoli idoli che devono essere piantati in terra”, afferma Francesca. “Progressivamente, le loro forme si sono trasformate in qualcosa di molto simile ad un coltello, un pugnale o ad uno spillone o comunque a qualcosa di minaccioso”. Le sagome – arcaiche ed iconiche – celano un carattere sommessamente votivo. Esse tengono le loro braccia distanti dal corpo, in gesti totemici che rivelano anche le loro caratteristiche sessuali, con l’accenno a seni, muscoli e genitali.
Le silhouette sono anche caratterizzate da primitive lingue di fuoco. Come parte della serie Acuminato l’artista ha anche realizzato alcuni disegni e schizzi preparatori di tali sculture appuntite. Attraverso l’uso di pastelli ad olio, matita, smalti e tecnica mista su carta, le stesse sagome alate fissate nel bronzo, emergono da strati di colore sovrapposti e dettagli cancellati. Queste figure sospese, ritratte nei toni freddi del blu, verde, bianco e grigio, assumono così un accento di leggerezza effimera, come angeli. “Queste sculture ed i relativi disegni sono le mie figurazioni di possibili futuri idoli, la metamorfosi di un essere. Non pretendono di somigliare a manufatti arcaici, ma fanno parte di un nuova, futuribile mitologia: creature evolute. Pur con le loro corna, gli elmi e gli aculei, la trasformazione della forma umana non riguarda esclusivamente la fisionomia, ma è parte di un più ampio progetto”. La serie Arma Bianca modifica e spinge fino alle estreme conseguenze queste caratteristiche, combinando varie tecniche in un linguaggio al tempo stesso poetico e complesso. Partendo dall’idea di un coltello, la Tulli ha creato figure affusolate in bronzo con un calibrato equilibrio, che si tengono in bilico sulla testa e sulle mani. “Sono sculture da guardare in due modi, come forme scultoree in equilibrio e come oggetti che possono essere usati, toccati, maneggiati. Benché semplici, appaiono tuttavia assai ricercati, surreali e inquietanti, tangibili e concreti. Ognuna di queste sculture è appoggiata obliquamente in bilico su un supporto di legno fissato alla parete, sul quale è applicata una foto, elaborata digitalmente, della stessa opera in bronzo, impugnata dall’artista così da sottolinearne le fattezze di arma da taglio. Mentre gli stessi idoli bronzei stagliano sinuose ombre sulla parete, un fattore che li rende in qualche modo più naturalistici, morbidi, leggeri e corporei, le fotografie sono stampate in innaturali verdi smeraldo, blu acciaio e rosso ruggine, conferendo lucentezza metallica alle mani che impugnano le sculture. La qualità materica delle opere è evidente anche in Combattimento , due opere affini in cui la stessa coppia di lottatori di bronzo sono avvinti in una battaglia corpo a corpo. In un lavoro, le figure si contorcono costrette tra due barre di acciaio in posizione verticale. Nell’altro, sono attestate in una soluzione di continuità all’interno di una stessa barra. Come in tutta la produzione di Francesca Tulli, l’equilibrio come studio volto alla consistenza fisica stessa dei manufatti assume anche un ruolo simbolico.  “I due uomini sono avvinghiati in un combattimento mortale, ma mentre lottano, la forza di gravità e la controspinta sembrano sostenere l’intera scultura. Tutto è talmente violento, ma è una lotta per la vita. Come possono sopravvivere, se la morte di uno comporta la caduta dell’altro? Il piede di un lottatore è già nella bocca dell’altro, in un atto di antropofagia, una versione rituale di cannibalismo. Per ironia della sorte, sono due elementi vitali che si oppongono strenuamente uno all’altro, ma che, grazie al bilanciamento delle forze, permangono in perfetto equilibrio”.

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